Premesso che nonsono un politico-politicante, ne tantomeno un tecnico; semplicemente un'operatore che "aiuta a far girare" la macchina della sanità..
Sappiamo tutti che il periodo di ristrettezze economiche che Opprime il vecchio continente e l'italia in particolare, impone politiche di risparmio... (se di risparmi si può parlare).
Ecco non faccio lo sborone inpantanandomi in politiche economiche internazionzli o nazionali, non sarebbe alla mia portata.
I giornali ultimamente, sempre prendendo con le pinze le boiate scritte dai giornalisti, riportano allarmanti notizie sui tagli alla sanità regionale, c'è chi difende il proprio ospedale, chi sostiene che piccole realtà vanno eliminate perchè risultano essere costose e non Necessarie..
A me viene un attacco di orticaria ogni volta che sento parlare di "tagli alla sanità"!!
Iniziamo da un concetto non impossibile da comprendere, iniziamo a parlare di OTTIMIZZAZIONE della spesa sanitaria, non di TAGLI!!
Perchè per una magia iniziata col passaggio dei costi della sanità dallo stato alle regioni prima, al passaggio da USL ad azienda poi, i soldi sono sempre e saranno sempre di meno..
Ora parlare di tagliare questo o quel servizio, eliminare i doppioni ecc ecc, si finisce che ognuno faccia di tutto per portare acqua al suo mulino..
Illuminati luminari (ometto nomi per correttezza) e persone più o meno politicizzate, dicono che non ha senso avere un'ospedale ogni trenta Km, che gli ospedali di rete vanno ridimensionati e chiusi, e che bisogna mantenere alto il livello degli ospedali di riferimento.. senza far lotte di "campanile" a questi "genialoidi" vorrei solo far notare che è facile per loro parlare direttamente da Udine o da dentro l'azienda Ospedaliero-Universitaria di Udine; non è forse campanile questo?!?!? Poi come mai c'è gente di Udine che preferisce rivolgersi agli ospedali periferici, per degenze e prestazioni non ultraspecialistiche? Forse la decantata qualità e prontezza dei servizi centrali non è poi tale, ad essere onesti basta visionare i tempi di attesa previsti per le varie prestazioni per capire che il "polo di riferimento" non è in grado di gestire ed erogare da solo la richiesta di sanità del pubblico..Finito questo mio attacco al centralismo sanitario vorrei riprtare all'attenzione del lettore quale sia la realtà regionale, non da un punto di vista politico, da un punto di vista geografico e demografico.. Una regione con una superfice di 7858 km² e 1.220.000 abitanti sparsi in maniera non uniforme su un territorio che varia dalle lagune alle montagne dolomitiche.. far ragionamenti economico-sociali "a spanne" è da ignoranti e inetti!
La politica assistenzialista italiana prevede che tutti abbiano diritto a trattamenti sanitari adeguati, anche chi abita lontano dai "capoluoghi regionali e provinciali".. pensateci.. Un esempio Udine 100000 abitanti scarsi i quali dovrebbero aver servizi sanitari più comodi e vicini rispetto ai restanti 450000 abitanti in provincia??
I soldi sono sempre di meno lo sappiamo, è un mantra che ormai conosciamo meglio delle preghiere; ma per favore parliamo di Ottimizzazione dei costi, non di Tagli!! Un'azienda (come quella sanitaria) che produce servizi e non beni, non può permettersi lo stesso approccio manageriale di un'azienda che produce beni, non si puo delocalizzare in Cina o nell'Est europa la sanità!!
Il caro Renzo Tondo ha attuato un vero e proprio suicidio politico con il "suo" progetto di riassetto del sistema sanitario regionale, con il progetto delle tre macroaziende sanitarie.. Che nel male, era il male minore, rispetto all'idea dell'azienda unica (esperimento gia tentato e miseramente fallito dalla regione Marche, che è tornata alle aziende locali ).
Suicidio vanificato dalla attuale Presidente regionale, ogni provincia coi suoi ospedali, le sue dirigenze, le sue mammelle politiche da cui mungere soldi per pochi sulla pellaccia del cittadino (per non parlare di quella dei lavoratori della sanità)..
Riprendiamo in considerazione il "Tondiano delirio", ottimizziamo le spese sanitarie di maniera di risparmiare dove si può e garantire a tutta la popolazione l'accesso a strutture sanitarie di base funzionanti ed efficaci, accentrando le specialità e mantenendo il contatto col territorio.
Tagliare allegramente questo o quel servizio ridurre gli orari di quell'altro è la risposta più facile dal punto di vista matematico e concettuale, non certamente quella più appropriata rispetto ai bisogni/diritti di assistenza di tutta la popolazione..
Basta con le guerre di campanile, ma al contempo basta lo stesso con l'uso politico dei servizi garantiti alla popolazione.
Bisogna iniziare a Ragionare sul problema con una visione che sia al contempo macroscopica e non perda di vista il cliente finale, che non è lo stato, ma sono i cittadini!
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